La strategia per trasformare i sogni in obiettivi realizzati.

Il tema della ricerca della felicità è stato affrontato sotto tanti aspetti, dalla religione alla filosofia, alla psicologia.
La “ricerca della felicità” è anche un famoso film con Will Smith.

 

C’è una scena in cui il protagonista si rivolge al figlio che gioca a basket e gli dice:

“Chris : Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Neanche a me. Ok? Se hai un sogno tu lo devi proteggere. Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Punto.”

 

Spesso anche i genitori, in modo o inconsapevole, pensando di fare il bene dei propri figli, li invitano a mantenere i piedi per terra e a non fare sogni troppo ambiziosi.
Ma troppo ambiziosi per chi?
Secondo quali parametri?
La ricerca della felicità riguarda la natura di ogni essere vivente, ciascuno seguendo le proprie aspirazioni ed inclinazioni.

Mi sento in dovere di escludere le categorie di

  • masochisti,
  • pseudo-martiri che si auto-immolano a vittime per il bene degli altri,
  • lamentosi, che accusano tutto e tutti dei loro guai e ai quali se poni domande del tipo “se continui a vivere questa situazione – si tratti di lavoro o di vita privata, non cambia – sarai mai felice?”, ottieni come risposta il silenzio assoluto oppure, nella migliore delle ipotesi un languido “ non lo so”.

Conosci qualcuno che rientra in una di queste categorie?
Se dovessi riconoscerti in qualcuna di esse, ti invito a cambiare atteggiamento oppure a non continuare a leggere l’articolo, per evitarti ulteriori sofferenze.

 

L’ho confessato più volte (addirittura l’ho scritto nel mio libro), anche io sono stata nel gruppo delle lamentose, tanto da detenere per molto tempo il titolo di “reginetta delle lamentele”.
Solo che ho avuto la forte volontà, di cambiare atteggiamento, nonostante i piccoli e grandi problemi (a volte, delle vere e proprie tragedie) che mi sono trovata ad affrontare.

Naturalmente sono consapevole del fatto che non si smette mai di imparare, ma mi sento pronta ed allenata (ho scritto un articolo in cui ho trattato il tema dei problemi e ti invito a leggerlo).
Torniamo al tema iniziale e, soprattutto, del rapporto esistente con i sogni e con gli obiettivi.
Spesso sono proprio quei sogni, a volte di quando eravamo bambini, ad alimentare la passione e la forza che induce ad impegnarsi per la loro realizzazione.

Si dice che “i sogni nel cassetto facciano la muffa”.

Se quei sogni prendono forma nella realtà, ci sentiamo bene.
Altre volte proviamo un senso di infelicità perché smettiamo di sognare, andando avanti per inerzia e lasciandoci sopraffare dagli eventi.

 

Vero è che la felicità è uno stato di benessere interiore che spesso prescinde dalle circostanze esteriori, ma credo che passi anche attraverso di esse, col raggiungimento di nuovi risultati.

Grazie ad alcune strategie è possibile accrescere la nostra felicità, trasformando i sogni in obiettivi realizzati.

Nel campo della formazione, trattando di obiettivi si utilizza l’acronimo anglosassone S.M.A.R.T., coniato da Peter Druck, come parte integrante della filosofia di gestione aziendale.

A me piace parlare di obiettivi “S.M.A.R.T.I.E.S.”, proprio pensando a quei confettini di cioccolato lanciati negli anni ’30 e “condire” il tutto con una profonda gratitudine, sia nella fase intermedia di controllo dei progressi, sia nella fase finale.

Se dimentico lo speciale “ingrediente” spirituale e mi dedico solo al tecnicismo, il sistema SMARTIES non funziona.
Prova a prendere in considerazione questo sistema, e impegnati con un piano strategico per la definizione dei tuoi obiettivi, altrimenti la vita potrebbe andare avanti come una nave senza una propria rotta.

 

Quando vuoi che uno dei tuoi sogni esca da quel cassetto e diventi realtà, trasformalo in un obiettivo “SMARTIES”, ponendoti queste domande:

1. Il mio obiettivo è Specifico? E’ definito chiaramente cosa, come e perché lo vuoi ottenere?
2. Il mio obiettivo è Misurabile? E’ espresso numericamente? Ad esempio nella perdita di peso, diremmo “voglio dimagrire 7 chili”.
3. E’ Appropriato? Comporta benefici per te impiegare tempo e magari soldi?
4. Sei sicuro che sia Realistico? E’ proporzionato alle risorse e alle capacità di cui disponi?
5. Può essere Temporizzato? E’ possibile legarlo ad una scadenza, prevedendo anche una serie di step di controllo, legati ad attività diversificate?
6. E’ davvero Importante per te? Corrisponde ai tuoi valori attuali?
7. E’ Ecologico? E’ rispettoso dell’ambiente relazionale in cui vivi?
8. E’ Scritto? Hai messo tutto nero su bianco?

 

Inutile negare che per quanto “la felicità sia dentro di noi” la nostra natura umana fa passare la felicità anche al di fuori di noi, in ciò che abbiamo e che diventiamo nella nostra ricerca di miglioramento e progresso, anche attraverso gli obiettivi che riusciamo a “centrare”.
Non credi?
Se ti è piaciuto l’articolo ti invito a condividerlo con i tuoi amici e se desideri conoscere il metodo 3T che mi ha portata a costruire la mia felicità coltivando la gratitudine, corri a prendere il mio libro “Dillo con un GRAZIE e sii felice”.

 

Grazie, grazie, grazie
Anna Katia Di Sessa
la tua coach della gratitudine

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