E’ da un po’ di tempo che sentiamo parlare di “metodi di apprendimento” e “apprendimento”. Sono state date tantissime definizioni e milioni di parole sono state spese, per mettere in campo operativo, i risultati di studi incessanti.

Non è mia intenzione fare un elenco delle teorie finora formulate a favore dell’apprendimento, bensì proporre una domanda, per avere una risposta operativa.

 

Come mettere in pratica le strategie e i metodi di apprendimento?

Ogni giorno, gli studenti sono dinanzi alla necessità di immagazzinare informazioni, al fine di ottenere delle nozioni da applicare nel momento opportuno.

Sono le cosiddette abilità e competenze, anch’esse definizioni “famose”, al pari del nostro caro apprendimento.

Parliamoci chiaro, siamo stati tutti studenti alle prese con la noia e con ciò che ci è stato rinfacciato, da genitori e insegnanti, come “svogliataggine”, quindi mancanza abituale di voglia e di interesse.

Nel corso della mia crescita personale, spesso, ho chiesto a me stessa le ragioni del disinteresse nei confronti dello studio quando ero in età scolare, fino alla fatidica maturità.

A parte l’ansia da prestazione, normale quando non si è preparati ad affrontare prove del genere, ho incolpato me stessa, per tutta la durata del percorso universitario, perché ho creduto che il problema era in me.

Un giorno, direi fortunato, mi sono imbattuta in quella scienza inesatta che può essere racchiusa sotto l’immenso concetto denominato “crescita personale”.

Cosa imparare dalla mia esperienza personale

Ho iniziato a affrontare, e affronto ancora, le mie credenze sbagliate sui metodi di apprendimento apprese quando, fino a sei anni, si immagazzina come delle spugne assetate di conoscenza, senza, però, poter discernere in quanto siamo nell’età evolutiva in cui non distinguiamo le qualità delle informazioni.

Acquisita la consapevolezza di non essere un errore genetico di scarsa intelligenza, si fa forte in me la vocazione all’insegnamento. Prendo la laurea in Lettere e intraprendo l’ambizioso progetto di insegnare nella scuola italiana, perché sento di essere in grado di rimediare agli errori, e agli orrori, delle dinamiche di stampo comportamentista ancora presenti nei metodi d’insegnamento della vecchia classe docente, e tutt’ora praticati dietro le famigerate cattedre.

La critica non è diretta ai docenti, educati ai loro tempi in modo non corretto, bensì è rivolta al sistema scolastico italiano che non ottempera ai principi europei delle competenze, se non sulla carta delle circolari ministeriali.

Siamo tutti in grado di fare errori, e siamo tutti in grado di rimediare, rivolgendo lo sguardo verso punti di vista divergenti.

Chi, come me, crede nell’insegnamento e nella scuola, ha il dovere di mettersi costantemente in gioco, imparare a insegnare e non considerarsi più un detentore di conoscenze assolute, bensì un vero e proprio consulente dell’apprendimento.

Chi è e cosa fa il consulente dell’apprendimento?

Non è un educatore specializzato in materie pedagogiche, e che rientra nella categoria di “professionisti dell’aiuto”, al fine di fornire sostegno al minore diversamente abile per garantirne l’integrazione in contesti reali come quello scolastico.

Il consulente dell’apprendimento è una figura completamente autonoma, che lavora nei tempi complementari dedicati, ad esempio, ai compiti e alla fase in cui gli studenti devono lavorare in autonomia per trasformare in conoscenza attiva quanto appreso durante le ore passate a scuola.

E proprio in questi momenti che la persona può trovarsi di fronte alle difficoltà dell’autonomia perché non abituato a mettere in campo le innate potenzialità del cervello umano.

Siamo esseri senza limiti educati, però, a porsi confini oltre i quali non andiamo perché non conosciamo la strada per valicarli.

Il primo passo è riconoscerli, dopo bisogna oltrepassarli.

Come migliorare il tuo apprendimento?

Grazie a coloro che si sono poste delle domande sull’imponderabile e hanno iniziato un percorso di crescita personale infinito, andando a spulciare gli esiti di nuovi studi dati dalle neuroscienze, e recuperando antiche saggezze delle culture passate.

Un buon modo per iniziare è leggere dei libri sull’argomento, come “Studiare in pratica” (molto utile per conoscere il funzionamento cognitivo e percettivo, come le emozioni influenzano l’apprendimento e come sfruttarle in positivo) oppure un video corso pratico sull’apprendimento.

dott.sa Laura Malangone

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Metodi di apprendimento e strategie di studio
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Come mettere in pratica le strategie e i metodi di apprendimento nello studio?
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