Avete mai sentito parlare di counseling?

Sapete che cos’è? Di cosa si occupa?
 
Immaginate di trovarvi in un momento difficile e incerto della vostra vita, un momento in cui le nubi sembrano addensarsi e coprire la luce, vi sentite trascinati da emozioni negative e non vedete vie d’uscita, ebbene, è in quel momento che avete bisogno del counseling.
 
Il counseling è quell’insieme di tecniche che soffiano come il vento sui problemi, spazzando le nubi dell’incertezza, consentendo alla persona di rivedere la strada da percorrere per risolvere le sue preoccupazioni. Il professionista che padroneggia queste tecniche, si chiama counselor e il suo compito è di aiutare il suo cliente ad acquisire la sicurezza necessaria per affrontare una situazione delicata in un particolare ambito della sua esistenza.
 
Il counselor affronta problemi specifici di un individuo o di un gruppo, ma non tratta situazioni patologiche, ossia, quelle difficoltà umane che sono conclamate in un vero e proprio disturbo mentale o comportamentale. Le condizioni patologiche sono di pertinenza della psicoterapia e della psichiatria e non rientrano in una relazione d’aiuto qual è il counseling. Il counselor ha quindi clienti e non pazienti.
 
Come fa il counselor a intervenire? Come risolve i problemi?
E’ importante fare una precisazione. Nessuna difficoltà può essere affrontata dall’esperto in una relazione d’aiuto suggerendone la soluzione, consigliando la strada da seguire.
 
Il counseling è sostanzialmente un rapporto di tipo umano, che si differenzia dal consiglio del buon amico, e si fonda su tecniche di osservazione e comunicazione che mirano a realizzare l’empowement. Per empowement s’intende il rafforzamento e la valorizzazione delle risorse già presenti nell’individuo, la possibilità che egli ha, una volta riacquistata la fiducia nelle proprie capacità, di rivedere il suo problema e trovare da se stesso i mezzi migliori per superarlo.
 
Il counseling offre, dunque, al cliente una situazione esplorativa, un setting in cui egli ritrova le proprie risorse smarrite, aumentando la propria autostima e accrescendo la fiducia nelle proprie capacità.
 
Con la rinvenuta serenità, il cliente può meglio scegliere per se stesso, compiendo le valutazioni più congrue ai suoi obiettivi e al suo stile esistenziale più autentico e profondo. L’ascolto del problema, ascolto attivo su più fronti, di tutti i canali comunicativi del cliente, apporta una maggiore cognizione della situazione, permettendo di realizzare quell’empatia fra professionista e cliente che progressivamente lo aiuteranno a tirarsi fuori dal pantano nel quale è momentaneamente incappato.
 
Si capisce da sé l’alto valore sociale, preventivo e anche pedagogico di una simile tecnica.
 
Il counseling sta trovando applicazione da vari decenni nei paesi anglosassoni e recentemente anche in Italia, negli ambienti più disparati, in tutte quelle situazioni sociali in cui possono paventarsi dimensioni problematiche.
 
Si pensi alle scuole di ogni ordine e grado, alle università, agli ambienti lavorativi, in campo sanitario, politico, sportivo, comunicativo ecc.
Nel nostro paese sta trovando una sistemazione sempre più ampia, ma stenta ancora a decollare totalmente a causa di una legislazione che non ne riconosce ancora il valore professionale.
 
Il counselor, invece, riceve la sua formazione in una scuola (di solito quelle di psicoterapia che prevedono corsi in relazioni d’aiuto) di durata triennale ed è tutelato da apposite organizzazioni nazionali in merito come la SI.CO. (società italiana di counseling) o il CNCP (Coordinamento nazionale counselor professionisti).

Anche se il cammino appare lento e faticoso, questa nuova professione si sta affermando già da un punto di vista culturale, a causa delle nuove esigenze della società che sempre più vedono nel counselor uno sbocco idoneo a situazioni che altrimenti non troverebbero giuste e sensate soluzioni.

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